Se l’impresentabile si autocandida al colle

La telenovela delle quirinarie del Movimento 5 Stelle continua. Le prime sono state annullatte a causa di non precisati attacchi di hacker al sito di Grillo (come mai, i padroni della rete non riescono a proteggersi?). Ricordiamo quali erano i requisiti iniziali: gli aventi diritto al voto del M5S avrebbero potuto votare solo non precisate personalità estranee al mondo della politica. E qui salta subito all’occhio la prima retromarcia del “ducetto” visto che i dieci candidati proposti da lui per il secondo tentativo delle quirinarie sono Emma Bonino, Gian Carlo Caselli , Dario Fo, Milena Gabanelli, Beppe Grillo, Ferdinando Imposimato , Romano Prodi, Stefano Rodotà , Gino Strada e Gustavo Zagrebelsky. Insomma compaiono diversi nomi che in passato hanno già seduto sugli scranni di Camera o Senato.

Ecco questo dovrebbe già far capire una cosa, ovvero che probabilmente il primo tentativo sia clamorosamente naufragato di fronte alla ingestibilità dei candidati dato che, a quanto si è capito, potevano esser scelti liberamente dagli elettori e quindi chiunque potevano votare personalità diverse col risultato che, primo, i nomi fossero altamente improbabili e che, secondo, ci fosse una elevata dispersione dei voti.

Ma non è questo il problema, ognuno può può cambiare idea e scendere a compromessi e io posso aver capito male il funzionamento delle quirinarie. Il fatto è un altro. Da sempre il M5S e lo stesso Grillo si sono battuti per un “parlamento pulito”. Ovvero un parlamento privo di condannati e /o indagati, una richiesta estesa anche a tutte le istituzioni. Richiesta che non ci vuole molto a trovare tra le parole dello stesso Grillo (http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/veneto/licenziamoli-tutti.html). Una richiesta che ha lasciato fuori dal parlamento lo stesso Grillo che altrimenti ci avrebbe fatto una ben magra figura agli occhi dei suoi sostenitoti. Infatti il ducetto non è che abbia rinunciato a candidarsi per spirito altruista, per fare semplicemente il padre e la guida spirituale del Movimento come molti pensano. Per far sì che si formi un parlamento di cittadini autonomi nel prendere le decisioni, anche se i fatti in questo senso dimostrano apertamente il contrario. Svegliatevi, Grillo in parlamento ci sarebbe voluto entrare eccome ma sulla sua testa pendono numerose condanne del passato che sarebbero quindi in contrasto con il manifesto stesso del Movimento. Insomma si pone su un piedistallo di legalità pur avendo la sua fedina penale non proprio immacolata.

E adesso che fa? Si autocandida per il Qurinale, ossia per la Presidenza della Repubblica. Quindi fatemi capire, uno che si batte da anni per avere istituzioni pulite è stato lui stesso condannato, ma non solo! Si candida pure per il Quirinale! Andiamo bene. Ma adesso direte voi: ma che condanne saranno. Beh nel 2003 patteggiò una causa per diffamazione intestatagli da Rita Levi-Montalcini che chiamò “vecchia puttana” nel corso di uno spettacolo. Successivamente nel 2012 è stato condannato per aver diffamato per mezzo stampa il gruppo Fininvest. Voi direte ma che vuoi che sia. In effetti sono condanne che per il mestiere che fa, il comico, sono quasi inevitabili. Chiunque faccia questo mestiere prima o poi dovrà subire una causa intentatagli da qualcuno. Vabbé potremmo pure chiudere un occhio, però c’è dell’altro. C’è qualcosa che il buon Travaglio si guarda bene dal tirare fuori nei suoi editoriali o nei suoi monologhi, una condanna ben più grave di tante che sono state inflitte ai destinatari delle sue ingiurie legaliste. Strano, eppure dicono che Travaglio sia tanto bravo nello smascherare gli imbroglioni.

Nel 1985 Grillo fu infatti condannato in appello per omicidio colposo plurimo, condanna confermata in cassazione tre anni dopo. Grillo infatti, durante una gita in montagna sul suo fuoristrada appena comprato causò, nel 1984, la morte di tre persone, rimaste schiacciate all’interno del veicolo in seguito ad una manovra imprudente. Una di queste era un bambino. Ecco parte del verbale del processo:

«Quando si è accorto di essere finito su un lastrone di ghiaccio con la macchina?»; «Ho avuto la sensazione di esserci finito sopra prima ancora di vederlo»; «Allora non guardava la strada». Si può dire dimostrato, al di là di ogni possibile dubbio, che l’imputato risalendo la strada da valle, poteva percepire tempestivamente la presenza del manto di ghiaccio (…). L’esistenza del pericolo era evidente e percepibile da parecchi metri, almeno quattro o cinque, e così non è sostenibile che l’imputato non potesse evitare di finirci sopra, sicché l’imputato disponeva di tutto lo spazio necessario per arrestarsi senza difficoltà ma non lo fece, anzi decise consapevolmente di affrontare il pericolo e di compiere il tentativo di superare il manto ghiacciato. Farlo con quel veicolo costituisce una macroscopica imprudenza che non costituisce oggetto di discussione.

Credo che a questo ci sia poco da aggiungere. In poche parole il Grillo voleva mettere in mostra le sue doti da improvvisato rallysta e bullarsi col suo nuovo fuoristrada. La manovra appariva così imprudente che due delle persone a bordo decisero di scendere subito, salvandosi probabilmente la vita, mentre la famiglia con il babmbino, impossibilitata ad aspettare nel gelo dell’inverno con il piccolo, fu costretta a restare. E Grillo, pur consapevole del pericolo è andato avanti. In seguito Grillo, insieme al passeggero laterale, appena accortosi della minaccia, avrebbe abbandonato l’auto salvandosi. Cosa che non poterono fare i passeggeri posteriori. Il futuro santone della legalità non ebbe nemmeno il senso di responsabilità di dichiararsi colpevole.

Questo inoltre è il vero motivo per cui Grillo, all’alba della sua carriera politica, decise di non candidarsi al parlamento. Eppure sia lui che i suoi elettori sembrano essersene dimenticati. A quanto pare anche nel suo movimento c’è gente dalla memoria corta.

A quanto pare uno vale uno e sono tutti uguali, eppure c’è sempre chi è più uguale degli altri.

Annunci