Se Beppe Grillo cita il Mein Kampf

Facciamo un piccolo gioco, vi propongo la seguente citazione:

“Una sola preoccupazione spinge a costruire programmi nuovi o a modificare quelli che già esistono: la preoccupazione dell’esito delle prossime elezioni. Non appena nella testa di questi giullari del parlamentarismo balena il sospetto che l’amato popolo voglia ribellarsi e sgusciare dalle stanghe del vecchio carro del partito, essi danno una mano di vernice al timone. Allora vengono gli astronomi e gli astrologhi del partito, i cosiddetti esperti e competenti, per lo più vecchi parlamentari che, ricchi di esperienze politiche, rammentano casi analoghi in cui la massa finì col perdere la pazienza, e che sentono avvicinarsi di nuovo una minaccia dello stesso genere. E costoro ricorrono alle vecchie ricette, formano una “commissione“, spiegano gli umori del buon popolo, scrutano gli articoli dei giornali e fiutano gli umori delle masse per conoscere che cosa queste vogliano e sperino, e di che cosa abbiano orrore. Ogni gruppo professionale, e perfino ogni ceto d’impiegati viene esattamente studiato, e ne sono indagati i più segreti desideri.

Le commissioni si adunano e rivedono il vecchio programma e ne foggiano le loro convinzioni come il soldato al campo cambia la camicia quando quella vecchia è piena di pidocchi. Nel nuovo programma, è dato a ciascuno il suo. Al contadino la protezione della agricoltura, all’industria quella dei suoi prodotti; il consumatore ottiene la difesa dei suoi acquisti, agli insegnanti vengono aumentati gli stipendi, ai funzionari le pensioni. Lo Stato provvederà generosamente alle vedove e agli orfani, il commercio sarà favorito, le tariffe dei trasporti saranno ribassate, e le imposte, se non verranno abolite, saranno però ridotte.

Talvolta avviene che un ceto di cittadini sia dimenticato o che non si faccia luogo ad una diffusa esigenza popolare. Allora si inserisce in gran fretta nel programma ciò che ancora vi trova posto, fin da quando si possa con buona coscienza sperare di avere colmato l’esercito dei piccoli borghesi e delle rispettive mogli, e di vederlo soddisfatto. Così, bene armati e confidando nel buon Dio e nella incrollabile stupidità degli elettori, si può iniziare la lotta per la riforma dello Stato.

Ogni mattina, il signor rappresentante del popolo si reca alla sede del Parlamento; se non vi entra, almeno si porta fino all’anticamera dove è esposto l’elenco dei presenti. Ivi, pieno di zelo per il servizio della nazione, iscrive il suo nome e, per questi continui debilitanti sforzi, riceve in compenso un ben guadagnato indennizzo.

Dopo quattro anni, o nelle settimane critiche in cui si fa sempre più vicino lo scioglimento della Camera, una spinta irresistibile invade questi signori. Come la larva non può far altro che trasformarsi in maggiolino, così questi bruchi parlamentari lasciano la grande serra comune ed, alati, svolazzano fuori, verso il caro popolo.
Di nuovo parlano agli elettori, raccontano dell’enorme lavoro compiuto e della perfida ostinazione del altri; ma la massa ignorante, talvolta invece di applaudire li copre di parole grossolane, getta loro in faccia grida di odio. Se l’ingratitudine del popolo raggiunge un certo grado, c’è un solo rimedio: bisogna rimettere a nuovo lo splendore del partito, migliorare il programma; la commissione, rinnovata, ritorna in vita e l’imbroglio ricomincia. Data la granitica stupidità della nostra umanità, non c’è da meravigliarsi dell’esito. Guidato dalla sua stampa e abbagliato dal nuovo adescante programma, l’armento proletario e quello borghese ritornano alla stalla comune ed eleggono i loro vecchi ingannatori.

Con ciò, l’uomo del popolo, il candidato dei ceti produttivi, si trasforma un’altra volta nel bruco parlamentare e di nuovo si nutre delle foglie dell’albero statale per mutarsi, dopo altri quattro anni, nella variopinta farfalla “.

Quanti tra di voi non sentono, in queste parole, qualche eco familiare? Magari proveniente da certi comizi o pagine web. Ma andiamo avanti:

Il pentolone bolle. Il fuoco è acceso. Ci sono ospiti per cena. Dovrebbero portare con sé il cibo (come sempre), salumi e cotechini, salmone e parmigiano, vini e dolce, ma sono a mani vuote. I partiti li accolgono come se fossero stati invitati, ma sono arrivati da soli senza avvisare nessuno. Qualcuno ha una carota e qualche cipolla per insaporire l’acqua. I nuovi arrivati hanno fame, una fame atavica di democrazia. I partiti li trattano da salvatori. I cittadini autoinvitati e i partiti sono, devono essere, diventeranno, una nuova, inscindibile, monolitica prova della democrazia. Lo dicono i segretari di sinistra, di centro e di destra! Deve essere vero se nessuno li smentisce. Nessun partito ha perso. Quasi tutti hanno vinto con i candidati degli altri, spesso contro i candidati degli altri, ma che importa… Scurdammoce ‘o passato. I segretari di partito e i loro lacchè, i giornalisti, si sentono come meravigliosi surfersopra l’onda del cambiamento, un’onda usata per salire ancora più in alto, per viaggiare con il vento in poppa. La tavola è infine apparecchiata, il solito desco al quale i cittadini fanno da camerieri e mangiano gli avanzi. I piatti sono però desolatamente vuoti, la fame è tanta. Qualcuno propone, forse Veltroni, idea geniale, di sacrificare il vitello grasso per il ritorno dei figli prodighi alla casa comune della partitocrazia. Di vitelli grassi non c’è neppure l’ombra, ma i vitelloni grassi non mancano. Il pentolone bolliva per loro sin dall’inizio e non lo sapevano, e i vitelloni grassi sono lì, seduti con la forchetta in mano, i vari Bersani e Letta, Fassino, Fini e Casini, Vendola e Cicchitto. Un pentolone celtico a parte è riservato a Borghezio. I cannibali della partitocrazia non faranno sconti, sono a dieta da decenni. Dei partiti non rimarranno neppure le ossa. Il vento del cambiamento spira sempre più forte e non può essere imbrigliato. Ha iniziato a soffiare in Grecia, poi in Nord Africa, ora in Spagna, domani in Italia. La democrazia diretta non tollera l’intermediazione dei partiti, non delega il proprio futuro a dei leader televisivi di cartapesta. A cialtroni che si autoeleggono rappresentanti per lucro o per visibilità. Nel nuovo mondo ognuno conta uno. I nuovi cannibali hanno fame. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.”

Notate qualche differenza nei contenuti? Beh forse la prosa può essere leggermente differente ma i contenuti sono sostanzialmente gli stessi, vero? Beh il secondo è uno degli innumerevoli scritti di Beppe Grillo. Il primo invece? Viene dritto dritto dal Mein Kampf di Adolf Hitler. Quasi un centinaio d’anni separano i due scritti ma non sembrerebbe…

Adesso il mio paragone non si basa sul semplice fatto che mi è capitato di leggere questi due brani separatamente e ho notato delle analogie e ho fatto autonomamente dei collegamenti. Sbagliato. Andiamo sul blog di Grillo, 11 febbraio 2006 (http://www.beppegrillo.it/2006/02/il_sonno_della.html) e sorpresa! E’ lui stesso che cita Hitler per “capire il nostro presente”. Quindi chi dice che Grillo cita in continuazione Hitler non è che abbia poi tutti i torti.

Già il fatto di voler capire il nostro presente tramite le parole di un dittatore sanguinario dovrebbe far ragionare. Dovrebbe far ragionare su quali siano i suoi modelli su cui si basano le sue idee, il suo gridare continuamente al complotto, il prendersela con l’establishment, il sostenere in continuazione che siano tutti uguali. Pensateci, non ci starebbe bene Grillo in una birreria di Monaco ad arringare la folla prendendosela con la Repubblica di Weimar? O con il vecchio Hindenburg? Oppure con chi secondo lui avrebbe rovinato la Germania? Proponendosi magari come l’unica ancora di salvezza. L’unico degno di fiducia. L’unico a cui dare il voto. Insomma i temi con cui conquistare il potere sono sostanzialmente gli stessi: fare leva sulla disperazione, la rabbia e l’ignoranza della povera gente utilizzando temi per lo più generici e sparando a zero su chiunque non sia d’accordo con lui, non argomentando, ma semplicemente urlando più forte e rifiutando il confronto con la scusa che l’altro fa parte di un gruppo di provocatori creato ad arte per denigrarlo. E la gente ci crede pure.

Ma soprattutto ricordiamoci che lui ha più volte detto che vuole ottenere il 100% dei consensi (chissà chi lo avrà ispirato) e subito dopo le elezioni ai pochi fortunati giornalisti che provavano a strappargli una dichiarazione ha detto che “il parlamento è inutile e superato“. Forse che voglia istituire il Gran Consiglio del M5S? In un certo senso c’è già riuscito visto che le cosidette elezioni via web posso essere effettuate solo da chi è registrato sul suo sito.

A proposito, ma che fine ha fatto il proposito di mandare in streaming tutte le riunioni del M5S?

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