Onikurai’s corner: World Superbike Round 1 (Phillip Island)

Da Onikurai, nostro “inviato speciale” di GTDrivers.it

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Praticamente stanotte ho dormito solo 2 ore dalle 23:00 di ieri sera all’una di stamane ma devo dire che “ne è stravalsa la pena!”

Si è aperto finalmente il mondiale SBK 2013 e lo ha fatto come di consueto, con 2 gare da incorniciare e che han tenuto belli svegli quelli che, come il sottoscritto, han preferito le curve ben pennellate dei piloti al dolce abbraccio di Morfeo.
Quest’anno tante novità regolamentari e non; la prima che salta all’occhio è l’adozione da parte di tutte le SBK di adesivi che ricalchino le forme dei fanali di serie, a voler ancora una volta rimarcare la provenienza di queste moto, inoltre ci sarà da divertirsi soprattutto in caso di condimeteo mutevoli con la regola che vuole un cambio di gomme in gara a mo’ di F1, infatti altra regola introdotta, e con la quale non son proprio daccordo, l’adozione di una sola moto per pilota non avrebbe consentito l’ovvio cambio di sella in caso di pioggia.
Complice la decisione di ritiro del buon Biaggi, passato ora in cabina di commento al fianco di Giulio Ranghieri ed al casuale Guido Meda, la griglia si mostra sguarnita di una moto con bello stampato il numero 1, la crisi ci mette poi il suo zampino con un numero di moto decisamente minore rispetto alle scorse edizioni,
Poco male…

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GARA 1: Checa, in sella alla neonata 1199 Panigale, parte dalla pole con un tempo stratosferico che l’avrebbe portato in prima fila e terza posizione se anche fosse partito in MotoGP dietro Stoner e Lorenzo, il che, tolti gli ovvi discorsi di gomme e riasfaltatura della pista, lascia presagire quel che nei giorni di prove non si era visto per problemi di salute e cadute dei due alfieri rossi: “la Ducati è tornata con un buon progetto in pista”, riuscirà a colmare durante la stagione il gap dagli avversari soprattutto in fatto di velocità di punta? Io ci credo, 17 titoli mondiali su 25 vorrà pur dire qualcosa…
Al suo fianco le due Aprilia, l’ufficiale di Laverty (già compagno del Corsaro Max Biaggi) e la privata del Team Red Devils di Michel Fabrizio. Seguono Sykes con la verdona (vicecampione per 1/2 punto lo scorso anno), Melandri, Guintolì, Camier, Haslam, Rea ed il resto della combriccola.
Sin dai primi giri si capisce che le moto da battere qui son le Aprilia, Laverty parte come un missile mettendo giù da subito un ritmo forsennato, Melandri si scambia la posizione con Checa un paio di volte e la sorpresa Haslam con la Honda CBR oscura quel Rea sempre osannato per la sua guida spavalda e sopra le righe. Sykes (infortunatosi a causa di una caduta durante i test) e Guintolì seguono il gruppetto. Intanto Fabrizio, complice una partenza con il freno a mano (più tardi confiderà di aver sbagliato l’inserimento della 2ª marcia) prova un recupero difficile, inseguito a ruota dall’altra BMW di Chaz Davies e Giuliano si ritira per problemi tecnici.
La gara è un continuo di sorpassi e controsorpassi, Guintolì riesce a sopravanzare Sykes, Checa, Melandri ed il compagno di squadra un po’ in debito di gomme ma la svolta negativa a 9 giri dal termine. Checa arriva lungo e centra la ruota posteriore di Melandri, i piloti finiscono entrambi a terra e lo spagnolo stenta a rialzarsi (più tardi sarà costretto ad un volo in ospedale per accertamenti ed a saltare gara 2, un bottino magro, per non dire tristemente pessimo per la Rossa ed il Team Alstare del buon Battà, rientrato nel mondiale con questa nuova sfida in rosso… rimandati ad Aragon).
Haslam con la Honda subisce il crollo delle sue gomme e perde posizioni vertiginosamente, peccato davvero, meritava qualcosina di più; Baz tallona il compagno di squadra Sykes e mentre Fabrizio a suon di giri veloci si porta alle spalle di Laverty agguantando il 3° gradino del podio, Davies sopravanza le due verdone e si mette in 4ª posizione.
Gli ultimi giri vedono Guintolì fuggire e la sfida tra Laverty e Fabrizio accendersi con bei sorpassi (fantastici quelli dalla curva 9 alla 12 del penultimo giro con porte sbattute in faccia e manovre belle decise), sfida che si concluderà sulla linea del traguardo con un distacco di soli 7 millesimi.
L’Inno di Mameli suona nei cieli Australiani, le Aprilia ufficiali e private monopolizzano il podio, sarà dura per gli altri anche in gara 2.

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Gara2: assenti Carlos e la sua Ducati tutti scalano di una posizione sulla griglia, la partenza è perfetta come da copione con Sykes e Melandri nelle prime posizioni seguiti dalle Aprilia ufficiali. Rea parte decisamente meglio, così come Fabrizio e Giuliano. Problemi dopo poche curve per Davies che finisce lungo e coinvolge nella sua uscita Baz ed Haslam. La sua BMW rimane danneggiata, rientra per cambiare la gomma posteriore divelta ma nell’incitazione generale finisce con l’esser punito con un Drive Trough, purtroppo il regolamento vuole che i meccanici intorno alla moto in causa di cambio gomme siano solo 3 e nel caso in questione ve n’era un quarto.
Stavolta il verdetto sembra perentorio con Melandri e la sua BMW in 3ª posizione e circondanto da 2 Aprilia da entrambe le parti.
Giuliano più tardi accuserà problemi di gomme perdendo la posizione su Sykes mentre il gruppo davanti si ricompatterà, complici alcuni passaggi record del buon Fabrizio, oggi in stato di grazia totale.
Negli ultimi giri Melandri prova il colpaccio in staccata su Laverty ma l’irlandese risponde immediatamente mettendo in atto il suo forcing che lo porterà a riagguantare il compagno Guintolì ed a sopravanzarlo. Melandri braccato da Michel cercherà di resistergli costringendo nell’ultimo passaggio il romano ad allargare la traiettoria e rialzare la moto in curva.
Si chiude così il primo appuntamento con lo strapotere messo in campo dalle Aprilia e con il solo Melandri in grado di resistere e controbbattere, con una kawasaki leggermente in affanno rispetto allo scorso anno, con la Honda di Rea e Haslam in cerca del bandolo della matassa e con un bel punto interrogativo sopra la Ducati; e la Suzuki? Camier aveva mostrato tanto durante i test ma la gara è stata altra cosa…

L’appuntamento è tra un mese a partire da oggi, sulla pista di Aragon, una pista ben differente da quella di Philip Island dove le 4 cilindri sicuramente faranno il bello e cattivo tempo e dove Melandri, Checa e Sykes in primis dovranno dare il massimo per contrastare la corazzata di Noale.

Piccolo appunto personale, la SBK meritava questa copertura mediatica (cosa che La7, per linea editoriale, non ha mai voluto o potuto dare), è sempre stata vista dai detrattori come un campionato di serie B, son certo che da qui a fine anno in molti cambieranno idea, dispiace un sacco per Vignando e soprattutto Sanchini, un posticino l’avrebbe meritato soprattutto quest’ultimo, magari come inviato dai box al posto di Budel che non capisco cosa centri con le moto… ma vabbé… ottima la visione di Max, si vede che ha la visione del pilota campione, preciso e puntuale, se dice “qui ed ora lo passa” lì la manovra avviene, una bella differenza con altri commentatori meno tecnichi ma con la lingua più sciolta.

@ Riproduzione riservata

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