In Rock, l’essenza dell’Heavy Metal

Ieri per la prima volta dopo un po’ di tempo ho avuto modo di riascoltare per intero In Rock (1970), primo album dei Deep Purple nella formazione Mk. II (Ritchie Blackmore, Ian Paice, Jon Lord, Ian Gillian, Roger Glover) e solo ora mi sono accorto dello spessore di questo disco. E’ vero, dopo di lui sono seguiti altri 4 album fantastici, trascurando il mediocre ma godibile Who Do You Think We Are?, che per certi versi superano In Rock che mantiene però il fascino dell’opera prima, dove tutto è già stato detto ma che ha solo bisogno di essere perfezionato. Perfezione che sarà raggiunta in Machine Head (1972) e Burn (1974), primo album dei Deep Purple Mk. III (Ritchie Blackmore, Ian Paice, Jon Lord, David Coverdale, Glenn Hughes).

Ma Ascoltando In Rock sale all’orecchio una nota fondamentale, ci si accorge infatti che questo disco racchiude l’essenza dell’Heavy Metal a venire. Tutto quindi era già stato detto nel 1970, c’era solo bisogno di perfezionarlo, appunto. Ascoltando brani come Speed King, Blood Sucker, Into the Fire o Flight of the Rat non si può fare a meno di notare come la chitarra di Blackmore racchiuda in sé tutte le caratteristiche che sarebbero state riascoltate nei decenni successivi: riff infiammati e distorti, accordi a volte dissonanti, interminabili assoli melodici e note che restano sospese nell’aria prima di perdersi nel feedback attraverso la barra del vibrato della nera Stratocaster di Blackmore. Il tutto condito dalle tastiere di Jon Lord, dalle percussioni martellanti di Ian Paice e dalle abilità vocali di Ian Gillian. Quindi niente di quello che si è sentito negli anni a venire era una novità, era già tutto racchiuso in nuce in questo fantastico album. E proprio qui sta lo spessore di questa opera, il fatto di esser stato un capostipite, un disco essenziale dove si sente già tutta la musica del futuro anche quella degli stessi Deep Purple. Quindi credo che nessun appassionato di heavy metal possa prescindere da questo album che deve possedere nella sua discoteca o quantomeno ascoltare almeno una volta nella vita.

Ma In Rock è un disco importante anche per un altro motivo. I Deep Purple infatti nascono nel 1968 con la formazione Mk. I (Ritchie Blackmore, Jon Lord, Nick Simper, Rod Evans, Ian Paice) che pubblica ben tre album (Shades of Deep Purple, The Book of Taliesyn, Deep Purple) che però riscuotono scarso successo nella natia Gran Bretagna anche se sono decisamente apprezzati negli Stati Uniti. Tuttavia in quel periodo i Deep Purple sono ancora un gruppo alla ricerca di se stessi non sapendo ancora dove andare. I loro dischi infatti appaiono un miscuglio di generi che vanno dal pop/rock al rock psichedelico attraverso cover di brani famosi quali Hush, Hey Joe, I’m So Glad, Help più o meno rielaborati dove a farla da padrone sono più le tastiere di Jon Lord (come nella celebre Mandrake Root) che la chitarra di Blackmore. In quell’epoca quindi i Deep Purple stavano rischiando di passare alla storia come “quelli che hanno fatto la cover di Hush” che aveva scalato le classifiche americane. Nel 1970 avviene però il cambiamento di rotta con l’arrivo di Ian Gillian e Roger Glover, rispettivamente al posto di Rod Evans e Nick Simper. In quel momento i Deep Purple si lasciano alle spalle qualsiasi incertezza musicale del passato per dedicarsi a tempo pieno all’hard rock. Fu così che nacquero i Deep Purple come li conosciamo oggi, quelli che sono passati alla storia non perché hanno fatto la cover di Hush ma perché hanno scritto Smoke on the Water, e fu così che nacque In Rock, uno degli album fondanti dell’hard rock/heavy metal insieme a Led Zeppelin I & II (Led Zeppelin), Black Sabbath e Paranoid (Black Sabbath).

Ma ora basta parlare, io come al solito lascio che sia la musica a parlare in questi casi, non le parole. Quindi ecco a voi In Rock.

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One Response to In Rock, l’essenza dell’Heavy Metal

  1. 59igiul says:

    come darti torto, da sempre quando penso ad “hard rock” la prima cosa che mi salta in mente è “i DEEP PURPLE”

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