Volete fotografare la Luna con la vostra apparecchiatura analogica? Ecco qualche dritta.

Esempio di obiettivo utilizzabile: un 500mm rilfettore più compatto di un 500mm standard.

La Luna è il corpo celeste a noi più vicino e per questo il più luminoso nel cielo dopo il sole. E’ quindi naturale che il fotoamatore, o l’astronomo dilettante, voglia decidere di fotografarla con un teleobiettivo per divertimento o semplicemente per poter imparare qualcosa di nuovo sulle tecniche fotografiche. Fotografare il nostro satellite non comporta infatti particolari difficoltà, la sua luminosità è paragonabile a quella di un sasso al sole in una giornata di agosto, quindi i tempi di esposizione saranno piuttosto brevi e può essere tranquillamente fotografata anche in città. L’uso dell’esposimetro della vostra reflex, se ancora non vi si è rotto o se non usa le ormai introvabili pile al mercurio da 1,3 V, è superfluo in quanto i valori di esposizione che restituisce saranno mediati su tutta l’inquadratura la quale è composta al 90% da cielo scuro mentre a noi interessa solo la Luna che occupa una piccola porzione del tratto di cielo inquadrato. Il problema può essere tranquillamente aggirato nel caso si disponga di un esposimetro con la lettura “spot” che permette di selezionare solo la zona dell’inquadratura che ci interessa. Nel caso in cui non si disponga di un esposimetro spot non c’è problema in quanto i tempi di esposizione, in funzione della sensibilità della pellicola e del diaframma, sono tabulati e facilmente reperibili (più avanti ne ho riportati alcuni).

Naturalmente per ottenere risultati soddisfacenti ci sarà bisogno della strumentazione adatta:

  • Una reflex
  • Un teleobiettivo non inferiore ai 300 mm di focale
  • Un cavalletto su cui collocare la reflex
  • Un flessibile per scattare la foto

Come vedete è tutto materiale di facile reperibilità. Il teleobiettivo è necessario che abbia almeno 300 mm di focale in quanto con focali inferiori si ottengono risultati davvero poco significativi. Ad esempio usando un 135 mm e sviluppando la pellicola nel classico formato 10×15, quello che si otterrà sarà un disco luminoso di pochi mm di diametro tale da non permettere di osservare la conformazione lunare nemmeno con l’uso di una lente d’ingrandimento. I risultati migliori si ottengono con obiettivi di focale pari o maggiore a 500 mm che permettono di osservare i mari lunari e i principali crateri. Naturalmente si possono utilizzare anche dei moltiplicatori di focale per aumentare l’ingrandimento del proprio obiettivo, tuttavia bisogna stare attenti a considerare come questi alterano l’apertura del diaframma ai fini dell’esposizione. 

Il cavalletto è indispensabile per evitare foto mosse. Tuttavia se ne potrà fare a meno nel caso l’inverso del tempo scelto sia maggiore della focale dell’obiettivo. Il flessibile può anche essere omesso, tuttavia bisogna avere cura di trovarsi su un supporto particolarmente stabile e di premere il pulsante di scatto con dolcezza onde evitare movimenti che potrebbero rovinare la foto.

Ecco un primo esempio di fotografia lunare. Notare come la conformazione lunare è davvero ben definita con tutti i principali mari e crateri in evidenza. Il colore rosa è dovuto al fatto che la pellicola ha preso luce. Macchina: Praktica MTL5B Obiettivo: Matsukov f8/500 Diaframma: f8 Tempo: 1/250 Pellicola: Kodak VC400

Adesso che abbiamo tutto quello che ci serve possiamo passare alla fase pratica. Non ci sono particolari raccomandazioni da fare tuttavia è utile seguire qualche piccolo accorgimento che può aiutarci ad ottenere risultati migliori. Ad esempio è consigliabile usare pellicole a bassa sensibilità (100-200 ASA) che permettono di avere una migliore risoluzione e di poter quindi osservare meglio la conformazione del nostro satellite. Anche con 400 ASA si ottengono comunque buoni risultati. E’ fondamentale poi mettersi su una superficie stabile, sarebbe infatti inutile utilizzare il cavalletto se questo poi poggia su un supporto precario. Inoltre è sempre bene controllare la messa a fuoco dal mirino e non fidarsi del simbolo ∞ sull’obiettivo in quanto, per compensare le dilatazioni e contrazioni dovute ad eventuali sbalzi di temperatura, i costruttori prevedono una corsa anche oltre ∞. 

Come accennato più sù, la Luna, data la sua luminosità, può tranquillamente essere fotografata anche in città. L’unico inconveniente è dato, oltre che dall’inquinamento luminoso, dalla coltre di smog che aleggia sulle grandi città. L’ideale sarebbe infatti recarsi in montagna dove l’aria è più limpida e l’inquinamento luminoso praticamente assente.

Riportiamo ora di seguito una tabella con i tempi di esposizione per una pellicola da 400 ASA e un apertura del diaframma f11 (ma vanno bene anche per f8):

                     Fase                                  Tempo

  1. Luna piena                                     1/250
  2. Luna al 10° giorno                        1/125
  3. Luna al primo quarto                    1/60
  4. Luna al 4° giorno                           1/30
  5. Luna al 2° giorno                           1/15

Se per scattare le foto vi servite invece di un piccolo telescopio, invece di un obiettivo, è bene che questo sia dotato di un inseguitore astronomico perché ricordiamoci che la Luna si muove! E questo movimento tanto più è evidente tanto maggiore è l’ingrandimento. E’ proprio questo questo l’effetto peggiore per la perdita di nitidezza. Usare tempi troppo lunghi ha come risultato quello di ottenere una immagine confusa della superficie lunare. Come accennato, il tempo più lungo utilizzabile dipende dalla focale dell’obiettivo (o telescopio) ma anche dall’utilizzo finale della fotografia (cartolina o poster?) e da quanto mosso siamo disposti ad accettare. Con un obiettivo da 200mm per una stampa 20×30 è sconsigliabile andare oltre 1 secondo (per i numeri vedere la fine dell’articolo).

Tuttavia, in occasione delle prime foto, è utile scattare diverse foto di prova provando a variare l’apertura del diaframma una volta fissato il tempo perché i tempi riportati sopra sono puramente indicativi e le condizioni di visibilità e atmosferiche sono soggette a variabili impreviste tanto che a volte si è lontani dalle condizioni ideali (inquinamento luminoso, aria poco limpida, ecc…). In questo modo ci si può rendere meglio conto delle differenze di esposizione e naturalmente si accresce il proprio bagaglio di esperienze. Va comunque sottolineato che è sconsigliabile scattare foto se le condizioni atmosferiche non buone, altrimenti si rischiano risultati deludenti e poco definiti.

Naturalmente la Luna può essere fotografata anche di giorno ma non è consigliabile farlo in quanto non risalterebbe abbastanza nella luminosità del cielo col risultato di ottenere una foto “lattiginosa”. Questo tuttavia non impedisce di utilizzarla per foto più artistiche di quelle che si possono scattare durante la notte. Naturalmente una volta fatta un po’ di pratica ci si può sbizzarrire per scattare foto sempre diverse, ad esempio si può provare la tecnica degli scatti multipli, basta che la vostra macchina fotografica disponga della possibilità di caricare l’otturatore senza far avanzare la pellicola. In questo modo potrete registrare su un solo fotogramma l’intera sequenza del sorgere o del tramontare della luna scattando foto ad intervalli di tempo regolari, con il giusto paesaggio l’effetto è assicurato. Un altra tecnica interessante è quella della “strisciata” e consiste semplicemente nell’inquadrare la Luna e lasciare l’otturatore aperto per un tempo abbastanza lungo in modo da poter apprezzare la traiettoria della Luna nel cielo. In questo caso però è necessario usare pellicola a bassissima sensibilità (25-30 ASA) in quanto i tempi di esposizione sono particolarmente lunghi.

Ecco un altro di fotografia lunare eseguita con un 500 mm. Qui la foto risulta meno definita ma è possibile comunque apprezzare la conformazione lunare. Macchina: Praktica MTL5B; Obiettivo: Matsukov f8/500; Diaframma: f8; Tempo: 1/125; Sensibilità: 200 ASA

Vediamo ora un po’ di numeri per capire come evitare foto mosse (fonte http://circolofotografico.org/archives/39):

D diametro dell’oggetto
L distanza dell’oggetto dal punto di ossservazione
φ la dimensione angolare del soggetto in radianti
Δφ le variazioni di dimensioni angolari del soggetto in radianti
ζ la dimensione in mm sul negativo o sul sensore
Δζ le variazioni di dimensioni in mm sul negativo o sul sensore
F la lunghezza focale espressa in mm equivalente al formato 35mm dell’obiettivo
Ω le velocità angolari
C il circolo di confusione fotografico (per le mie stampe e la mia macchina fotografica)
τ il tempo massimo di esposizione in secondi

La dimensione angolare di un oggetto è definita:
φ = 2 * atan (D / 2 / L)
La dimensione degli oggetti sul negativo (ma è lo stesso per tutti i sensori) in funzione della dimensione angolare è:
ζ = 2 * F * tan ( φ / 2 )
La dimensione di un oggetto su una stampa è direttamente proporzionale all’ingrandimento della stampa rispetto al negativo (sensore) definito come rapporto tra le diagonali.
Le velocità della luna sono:
Ω rivoluzione = 360 gradi / 27,292 giorni
Ω rotazione = 360 gradi / 1 giorno
La velocità totale è, nelle condizioni peggiori, la somma algebrica delle due:
Ω ≈ 373 gradi / 1 giorno
La componente di rotazione è di un ordine di grandezza più grande, quindi è il più importante.
Se si accetta come massimo mosso il valore del circolo di confusione (usiamo qui il valore conservativo per un sensore tipo Canon 30D) avremo:
Δζ = C = 0.015 mm
Δφ = 2 * atan ( Δζ / 2 / F ) ≈ Δζ / F
L’approssimazione è possibile perchè Δζ / F è piccolo. Il tempo massimo:
τ = Δφ / Ω = Δζ / F / Ω ≈ 200 / F
La semplice espressione mostra che il tempo massimo di esposizione della luna è inversamente proporzionale alla lunghezza focale, ma dipende anche dalla macchina usata e dal supporto finale attraverso il valore del circolo di confusione.

Il circolo di confusione
In ottica è il più piccolo cerchio che l’occhio umano riesce a distinguere ad una determinata distanza. Sul valore del circolo c’è una grande… confusione. Non c’è un valore universalmente riconosciuto ed è sostanzialmente determinato sulla base di considrazioni medie dell’occhio umano. Molti (anche io) prendo per buona questa definizione: un normale occhio umano distingue 5 linee per millimetro. Un piccolo atto di fede, via! Il valore è quindi 0.2 millimetri per ogni linea.
Le mie stampe non sono mai più grosse di una fotografia 20×30 centimetri (diagonale 360.6 mm), la mia macchina fotografica ha un sensore di 14.8×22 millimetri (diagonale 26.5 mm), il mio rapporto di ingrandimento è:
R = 360.6 mm / 26.5 mm = 13.6
ed ecco che il mio valore fotografico del circolo di confusione è:
C = 0.2 mm / 13.6 = 0.015 mm
Se usassi una macchina diversa e stampassi dei poster otterrei un valore di C diverso e in definitiva un valore diverso del tempo massimo di esposizione (ndr: nel caso di pellicole le dimensioni del sensore diventano le dimensioni del fotogramma).


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