Formula 1: le statistiche lasciano il tempo che trovano? Dipende.

Alla fine dell’ultimo GP del Giappone Fernando Alonso ha toccato quota 1571 punti in carriera, superando così Michael Schumacher nella graduatoria di tutti i tempi (rimasto a “soli” 1566 punti). Ma siamo davvero sicuri che un confronto del genere abbia veramente senso? Basterebbe notare che dal 2010 al vincitore vengono assegnati ben 25 punti contro i 10 degli anni precedenti (negli anni ’50 ne venivano assegnati solo 8 più uno per il giro più veloce in gara). In più oggi si corrono minimo 18 gare a stagione contro le 14-15 degli anni ’70 e le 9 tipiche dei campionati a cavallo degli anni ’50-’60. E’ quindi giusto confrontare il numero di punti accumulati da Alonso o Vettel o qualsivoglia altro pilota contemporaneo con quelli accumulati da piloti come Fangio, Moss e gli altri delle generazioni passate? Pensate che Fangio in tutta la sua carriera ha conquistato 277 punti mentre nel solo 2012 Fernando Alonso ne ha portati a casa 278 senza neanche vincere il mondiale!

Che vuol dire questo? Rende impossibile qualsiasi confronto tra ieri e oggi? Non si può più provare a fare confronti oggettivi tra i piloti del presente e del passato? E’ ovvio che qualsiasi tipo di confronto è sempre stato difficile e che le statistiche sono come sempre freddi numeri che poco tengono conto delle vicende di un pilota che magari ha vinto poco e per questo verrebbe tenuto fuori dall’olimpo dei campioni. Ad esempio Stirling Moss alla voce titoli mondiali vinti non può che riportare un misero 0, ma questo è sufficiente ad eslcuderlo dal novero dei più grandi di sempre? No di certo.  Eppoi diciamoci la verità, i numeri uno se li rigira sempre come più gli fa comodo.

Si può pero cercare di rendere i numeri, o meglio le statistiche, ancora più oggettive utilizzando un semplice espediente: le percentuali punti presi/punti disponibili. In questo modo si terrebbe automaticamente conto del diverso numero di gare nel corso delle stagioni ma anche dei differenti sistemi di punteggio che nel corso degli anni sono cambiati più volte. Ovviamente un accurato studio statistico richiederebbe forse qualche considerazione in più al momento del calcolo, si potrebbero far pesare di meno i punti di oggi, dato che anche il decimo ne prende almeno 1, e di più quelli delle stagioni passate (vi ricordate quando solo i primi 6 avevano diritto ai punti?). Però per semplicità possiamo limitarci a sommare i punti totali raccolti dal pilota, quelli totali disponibili e fare il rapporto. Già così si ottengono dei dati interessanti.

Partiamo da uno dei più grandi di sempre, il primo mattatore della F1: Juan Manuel Fangio. In totale l’argentino ha disputato 51 GP tra 1950 e 1958 conquistando 277 punti (senza tener conto degli scarti) su 459 disponibili (compresi quelli assegnati per il GPV in gara) per una percentuale del 60%. Facciamo adesso un salto al presente. Al GP del Giappone 2013 Sebastian Vettel ha raccolto 1351 punti in un arco di tempo che va dal 2007 al 2013 in cui era possibile raccogliere 2255 punti, ovvero l’austriaco ha conquistato il 60% dei punti totali come il grande Fangio! Evidentemente in comune i due non hanno solo il fatto di trovarsi sempre sulla macchina giusta al momento giusto.

E Alonso? Il pilota Ferrari esordì nel lontano 2001 con la Minardi raccogliendo fino ad oggi 1571 punti, appunto. Avesse vinto tutte le gare avrebbe raccolto 3225 punti (guarda caso esattamente 1000 in più di Vettel), la sua percentuale è quindi appena del 49%. Se andiamo a vedere Michael Schumacher, nella sua ventennalle carriera ha raccolto invece appena il 40% dei punti totali disponibili nelle gare da lui disputate (avendo anche tenuto della sua assenza in seguito all’incidente del 1999).

Andando invece a vedere qualche altro pilota del passato, Niki Lauda si ferma a un misero 27% (420,5 punti su 1539) dietro anche a Stirling Moss (28%).

Adesso potete quindi divertirvi a calcolarvi le percentuali dei vostri piloti preferiti della varie epoche e confrontarli tra loro. In questo modo avrete un quadro sicuramente più oggettivo di quello fornito dai puunti totali. Anche se continuo a pensare che le nude cifre non rendano giustizia ad un pilota o atleta che sia.

Onikurai’s Corner: MotoGP Laguna Seca

Dal nostro inviato speciale

Non è facile oggi parlare di spettacolo motociclistico e gioire per quanto offerto dalla MotoGP ieri sera; ripetere ancora una volta che queste son le gare “o si smette di piangere o si smette di correre” sembra la solita ed inutile frase buttata giù per far effetto, in realtà, è purtroppo così; il motorsport, e quello delle 2 ruote in particolare, son di base una sfida contro se stessi e contro la nera mietitrice prima che una sfida contro gli altri.

Tanto è stato fatto per la sicurezza, tanto potrebbe ancora essere fatto (e sinceramente spero lo si faccia presto perché non si può vedere che in un campionato mondiale come la SBK le decisioni vengano prese con tanta leggerezza da gente che su una moto probabilmente non ci è mai salita), ma come ho tweettato ieri pomeriggio a Marco Melandri son i piloti che in primis dovrebbero alzare la testa e gridare a gran voce “lo spettacolo siamo noi e lo comandiamo noi!”, se non son loro in primis a riunirsi ed a far gruppo contro la cieca organizzazione come possiamo pensare che le cose possano cambiare in meglio? Dobbiamo sempre ricordarci di questo quando è troppo tardi?

Sinceramente credevo di non guardare neanche la MotoGP ieri sera e non vi nego di aver provato una strana sensazione durante tutta la gara, 1 ora non di divertimento e di euforia come al solito, ma 1 ora di apprensione continua, non vedevo l’ora che finisse perché per me ogni giro era una tortura; vedere gli onboard e le staccate al limite su una pista dove al massimo far girare le Tamiya radiocomandate, con muri a 10 metri, e vie di fuga inadeguate, riporta al pensiero precedente: Laguna Seca è una pista inadeguata a moto da 250cv, ma lo è anche per moto con molta meno potenza, “Dobbiamo sempre ricordarci di questo quando è troppo tardi?”.
Ed ancora, il secondo quesito “Quanto conta a Laguna Seca il regolamento FIM?”. Marquez ha corso una gara magistrale, o meglio tutto un week end magistrale, sempre in testa in tutti i turni, sempre il più veloce; il sorpasso su Bradl è stato uno spettacolo per gli amanti delle due ruote, con la moto che sbandierava a destra e sinistra, ha percorso l’ultima curva a moto quasi dritta girandola solo col freno e con la manetta del gas, orgasmo allo stato puro, eppure si osanna quella che, regolamento alla mano, è stata una manovra irregolare, quella stessa manovra che più volte in questo stesso topic ho etichettato come una manovra in perfetta infrazione del regolamento, perché la pista è delimitata da due righe bianche, se vai oltre sei fuori dal tracciato non dentro. Sembra quasi che il cavatappi di Laguna sia stato “sdoganato” sull’altare dello spettacolo: lì si può comunque fare. Nel 2008 Rossi era fuori pista mentre Stoner era in pista, con l’aggiunta di essere stato quasi urtato nel ritorno sul tracciato di Rossi.
Ieri entrambi hanno tagliato la curva, Marquez andando praticamente dritto e Rossi, ritardando la sua frenata, oltre il cordolo, due sorpassi dal forte impatto ma spettacolare non significa regolare.

Marquez: Voto 10+ perché come già detto ha dominato tutto il week end, è mancata solo la pole a causa della scivolata proprio mentre stava abbattendo di oltre 1 decimo il tempo di Bradl ma per il resto perfetto. In gara parte a rilento ma recupera sorpassando nell’ordine Jorge e Vale. Come il pugile migliore sfianca con i suoi colpi l’avversario Bradl ed alla fine lo mette KO con un montante vincente. A Laguna mai un Rookie aveva vinto, a Laguna si vince se ci hai già corso, per Marc queste cose non contano, i migliori due della classe erano a mezzo servizio ed ancora una volta non si è lasciato scappare l’occasione, raccogliendo quanto più possibile, un campione fa anche questo.

Bradl: al Sachs ci aveva provato qui è stato ancora più incisivo. Anch’egli velocissimo per tutto il week end, agguanta la pole al sabato e condurre oltre metà della gara in testa braccato dal Cabroncito non è cosa da poco. Una prestazione con la P maiuscola, bello vedere anche Cecchinello saltare festante, se lo merita proprio. Non è dato sapere se sarà la solita rondine ma ieri si è comportato alla stragrande. Voto 9,5.

Rossi: colpito lì dove non se lo sarebbe mai aspettato, quel cavatappi da tutti ricordato e osannato. Ma Vale ieri non è stato solo questo, è stato il primo dei piloti Yamaha al traguardo, ciò significa che ha portato a casa il massimo che ieri si potesse ottenere con una Yamaha. Tanti problemi durante i primi turni di libere, solo il guizzo nelle FP3 ma poi tanta sofferenza sul passo, in gara ha saputo trasformarsi a partire da quello stacco a fionda dopo il semaforo verde. Incassa la sconfitta con il sorriso e comunque guadagna una posizione in classifica generale scavalcando Cal. Bella gara Vale. Voto 9

Bautista: lo critico sempre, perché non si impegna, perché con quella moto DEVE fare di più, beh ieri l’ha fatto! Prima fila al sabato e garone la domenica, molto corretto, molto preciso, poche sbavature e l’interrogativo per tutti i giri finali: riuscirà a passarlo? Non ce l’ha fatta ma comunque ha corso una bellissima gara, alla faccia del solito duetto Mediaset che non perde occasione per tirare le solite frecciatine e per aizzare la gente contro… il giornalista DEVE essere super partes e commentare quel che vede, il tifo fuori per favore, altrimenti andate a commentare nelle piazzette davanti ai bar dove si riuniscono i bikers alla domenica. Voto 9-

Pedrosa: gira poco in prova per risparmiare le forze, salta due turni completi. Lo vediamo addirittura partecipare alle Q1, non ci punteresti un centesimo in gara e poi che fa, parte benissimo, si mette dietro il diretto rivale in campionato (a suo avviso) e fa gara intelligente. AL momento giusto passa avanti ed impone un ritmo insostenibile per il majorchino. Dani è tanto veloce quanto sfortunato, o compagni di squadra “pesanti” o infortuni sul suo cammino. Ora ci sono 4 settimane per rimettersi in sesto, Dani è sempre andato forte nella seconda metà di campionato, ci sarà da divertirsi. Voto 8,5

Lorenzo: Non avremmo dovuto vederlo, meditava di starsene a casa ed invece quanto successo a Pedrosa lo ha spinto a tornare in pista prima del necessario. Ci ha provato tutto il tempo e tutti i turni ma stavolta l’impresa è stata ben più ardua, complice anche una minor capacità di adattamento della moto al tracciato americano. Sul traguardo non è soddisfatto e lo dimostrano i pugni sul serbatoio ma Jorge ci ha messo l’anima anche ieri e questo premia nel corso della stagione. Voto 8

Chrutchlow: Velocissimo nei primi turni di prova, poi esagera nella FP4 e distrugge la moto, se la smettesse di cadere ogni 2 gare… ieri in gara si è vista solo l’ombra del pilota che al Sachs ha girato su tempi record raggiungendo la 2ª posizione, null’altro da dire se non, ci vediamo ad Indy, nell’attesa di conoscerne il futuro… Voto 6,5

Hayden e Dovizioso: oramai prendono costantemente lo stesso voto perché fanno gara in coppia, segno che più di così non si può fare. Rischiano anche il patatrac toccandosi sul rettilineo non rettilineo… In molti sperano per il prossimo anno, io non vedo alcuna mossa purtroppo in ottica futura e la cosa mi impensierisce non poco perché ricordo trattasi di Team Italiano al pari della Ferrari. Voto 5

Per una volta un voto anche a Giorgio Teruzzi devo darlo…. 2! Perché è vero che era un musone, schietto e sincero e poco avvezzo agli scherzetti ed alle scenette ma non riconoscere che il suo stile di guida fosse spettacolare è da STUPIDI IGNORANTI (nel senso che ignorano cosa significhi guidare una 2 ruote)! E per inciso, ti chiedi a chi manca Casey? A me, e credo a tanti tanti altri a giudicare da quel che si legge sui forum specializzati di COMPETENTONI, come li chiama Guido Meda ancora una volta il becero tifo da stadio prende il sopravvento sulle già misere competenze tecniche.

Analisi dei tempi
http://resources.motogp.com/files/res … /Analysis.pdf?v1_f6391eeb

Analisi per giro
http://resources.motogp.com/files/res … ysisbylap.pdf?v1_989a1499

Giri veloci
http://resources.motogp.com/files/res … tLapRider.pdf?v1_4be3a8c0

Velocità massime
http://resources.motogp.com/files/res … rageSpeed.pdf?v1_989a1499

il web “fatt’ ha del cimitero mio cloaca / del sangue e de la puzza; onde ‘l perverso / che cadde di qua sù, là giù si placa.”

Queste parole Dante metteva in bocca a San Pietro nel canto XXVII  del Paradiso de La Divina Commedia (vv. 24 – 27) accusando così, per bocca del padre della Curia romana, lo scellerato operato di Bonifacio VII di cui l’Alighieri era fiero oppositore. Ma venendo ai nostri giorni queste parole possono benissimo essere riferite ad un luogo che voi tutti conoscete e che frequentate ogni giorno. Il web. E già, proprio la liberissima rete, il luogo dove ognuno può dire la sua, la nuova terra delle opportunità è forse il luogo più volgare, violento e pericoloso che esista sulla faccia della terra. Ma tralasciamo i pericoli, di cui penso tutti voi siate ben consci (truffe, pedofilia, furti d’identità, cyberbullismo, ecc…), e concentriamoci sugli altri due punti: la volgarità e la violenza, che naturalmente sono sempre collegati al concetto di pericolosità. Per quanto riguarda la volgarità è troppo facile individuare il colpevole nella pornografia e affini ma in realtà è una cosa più subdola. Qualcosa che va a braccetto con la violenza e che purtroppo è diretta conseguenza della libertà della rete, o forse dovrei dire libertismo.

Ormai infatti, per quello che può valere la mia modesta opinione, la gente ha talmente il cervello in pappa con questa storia del web libero che crede che offendere, minacciare di morte e diffamare qualcuno sia un suo diritto inalienabile. Esiste però un confine non proprio sottile tra utilizzare il web per esprimere un’opinione e/o un dissenso e l’utilizzarlo per scrivere porcherie nascondendosi, da vigliacchi, dietro uno pseudonimo. Quello che è successo al presidente della Camera Laura Boldrini, minacciata di morte e di stupro, ne è l’esempio lampante. Voi, se venissi sulla bacheca della vostra ragazza/moglie/amante e scrivessi “brutta puttana prima ti stupro e poi di ammazzo a coltellate” e altre amenità varie, sareste contenti? Eppure c’è tanta gente che difende questi, non so come chiamarli, porci. Gente che dice: “queste sono tutte scuse per mettere il bavaglio alla rete!” Ma quale bavaglio e bavaglio, gente come questa è giusto che venga punita. Sta abbassando il livello del confronto talmente in basso che ormai non sappiamo più discutere civilmente nemmeno a quattr’occhi e stiamo raggiungendo punti di degenerazione che quasi ci riportano al Medioevo. Quello che esiste sulla Rete è specchio di una profonda e troppo sottovalutata deriva culturale, che in tempi di crisi rischia di proliferare in maniera del tutto incontrollata. Ma guardiamoci negli occhi ed evitiamo ipocrisie.

Vi invito infatti a visitare un sito di sport, andateci la domenica o il lunedì dopo le partite di campionato e leggete i commenti agli articoli sul calcio. Si leggono delle cose allucinanti. Troppa gente, nascondendosi vigliaccamente dietro un pseudonimo, si sente libera di augurare la morte ai tifosi delle squadre avversarie e non solo. Tanto che in alcuni casi si sono raggiunti limiti in cui gli amministratori sono dovuti intervenire e hanno cominciato pubblicare i commenti solo previa approvazione da parte loro. Quindi basta sparare cavolate, perché se difendete così ardentemente la rete vuol dire che non la conoscete altrimenti sapreste che già da tempo c’è chi si sta prevenendo verso questo dilagare di volgarità e violenza censurando, giustamente, comportamenti scorretti e/o osceni. Insomma i troll non vi insegnano niente? Lo stesso Beppe Grillo si tutela nei loro confronti esercitando una censura preventiva onde evitare che il suo blog diventi un ricettacolo di insulti e volgarità. Addirittura alcuni giornalisti danno mandato ai loro avvocati di controllare costantemente i commenti ai loro articoli e di procedere nel caso in cui ricevano minacce e insulti pesanti (me lo hanno detto di persona). Sono quindi contento che Laura Boldrini abbia sollevato una questione in tal senso, perché, a mio parere, è un problema che merita in qualche modo attenzione. Sbaglia infatti chi prende questi comportamenti con leggerezza, voi se per caso vi arrivasse una lettera minatoria la ignorereste? Anche se le modalità di comunicazione sono diverse, una minaccia via web è pur sempre una minaccia. Punto.

Molta gente prova a giustificare queste azioni dicendo che “forse dovresti chiederti perché si rivolgono a te in quel modo”. Ma è proprio questo il punto! Spesso, anzi quasi sempre, non c’è assolutamente alcun motivo che giustifichi tali azioni se non la volontà di insultare gratuitamente il prossimo. Uno prova a fare un ragionamento con un commento del tutto educato e viene sommerso da commenti del tipo: “se un decerebrato”, “vaffanculo coglione”, “sparati”. Ma secondo voi può essere normale questo livello di discussione?

Adesso lungi da me dal criticare internet. E’ uno strumento potentissimo, è un ausilio unico per la ricerca e per lo studio, da opportunità a tantissima gente di approfondire le proprie conoscenze. Senza internet non potrei esprimere la mia opinione in questo senso. Ma se ci guardiamo un po’ meglio intorno sono sempre più diffuse le pagine in cui ad esempio viene fatta esplicita apologia del fascismo e del nazismo, pagine che incitano agli stupri di gruppo, pagine che difendono terroristi, pagine che incitano esplicitamente ad azioni violente. Dobbiamo veramente considerare normale tutto questo? Io non credo proprio. Bisogna dare un segnale, anche per tutti quei ragazzi che si sono suicidati in seguito a tristi vicende di cyber-bullismo. Non si può continuare ad ignorare questi fenomeni. Bisogna ccapire che a tutto c’è un limite, bisogna scoraggiare qualsiasi forma di violenza o incitamento all’odio, perché questi costituiscono un pericolo per tutti. Senza contare tutti i bambini e adolescenti che vengono in contatto con questo mondo e ci crescono. Come pensate che possano crescere? Insomma se il web lo conosceste veramente imparereste a diffidarne.

Ma siamo sicuri che le nuove generazioni…?

In questi giorni stavo riascoltando la colonna sonora di GTA Vice City e tra le varie radio ascoltabili nel gioco c’è Wave 103, che si autodefiniva come la radio “for the generation that is carrying the weight of the World on its shoulders”. E questa frase mi ha fatto ragionare, o meglio, mi ha fatto scoprire l’acqua calda visto che da che mondo è mondo sono sempre le nuove generazioni quelle che prima o poi dovranno prendere in mano le redini del mondo, quelle che dovranno fare di più di quello che hanno fatto i loro padri, impegnarsi a migliorare sempre di più. E’ inutile che adesso vi stia a fare una lezione di storia su quali siano state le migliori generazioni perché il punto è un altro.

Oggi, infatti ,nel “Buongiorno” di Massimo Gramellini su La Stampa viene riportata una lettera al giornale che mi ha fatto pensare ancora di più e che vi riporto per intero:

Ho 32 anni e un dottorato di ricerca in lingue straniere. Per sbarcare il lunario e pagare l’affitto dell’appartamento che condivio con il mio compagno ho accettato di dare lezioni private a un quattordicenne svogliato e apatico. Di fronte alla mia ennesima esortazione a cercare il significato di un verbo sul vocabolario di latino, il ragazzo si oppone perché “tanto è come dico io…” (in latino ha la media del 4). Cerco di spiegargli con calma che per migliorare è necessario uno sforzo maggiore – compreso quello di sfogliare le pagine del vocabolario – ma lui niente. Allora lo riprendo con maggiore enfasi, dicendogli che nello studio c’è bisogno anche di un po’ di umiltà. Diventa viola dalla rabbia, assume il tono della vittima e mi sbatte la porta di casa in faccia. Il giorno dopo ricevo un sms dalla madre del ragazzino (si faccia attenzione alla modalità di comunicazione scelta dalla signora). Afferma di avere constatato il turbamento del figlio a seguito delle mie ingiuste critiche. E mi spiega che il rimprovero non è un approccio corretto verso un ragazzo che andrebbe invece appassionato allo studio. In conclusione mi ha “licenziata”. Noi giovani disoccupati viviamo costantemente sotto ricatto: di un contratto a tempo, di un datore di lavoro che sfrutta la tua condizione precaria e perfino di un ragazzino viziato la cui pigrizia è alimentata da genitori che lo giustificano. Se fossi stata zitta e l’avessi assecondato, adesso avrei ancora quel lavoro. Malgrado questo, una parte di me si rallegra di aver ricevuto un’educazione diversa.

Al che questa lettera mi ha ricordato di un altro articolo che lessi qualche mese fa sul Corriere della Sera ai tempi delle turbolente manifestazioni studentesche durante il governo Monti. In questo articolo si parlava di un ragazzo che in quei giorni si era messo in luce durante le contestazioni. Si trattava di un giovane liceale romano, figlio di famiglia benestante (genitori separati mi pare) che viveva con i soldi che gli passava la madre nonostante a scuola le insufficenze fioccassero e lui preferisse passare il tempo a bighellonare con i “compagni” piuttosto che impegnarsi a scuola. Questo nonostante il padre lo avesse più volte rimproverato di tagliargli i soldi se il suo rendimento scolastico non fosse migliorato, altrimenti avrebbe dovuto cercarsi un lavoro. Ma la madre aveva continuato a sostenerlo. Come se il mondo lo si potesse cambiare magari senza sapere cosa sia il Risorgimento o chi era Cavour o cosa si festeggia il 25 aprile.

La domanda finale quindi è (e credo che non ci sia bisogno di aggiungere più niente da parte mia): siamo proprio sicuri che le nuove generazioni, che tanto indichiamo come “il futuro”, siano davvero degne delle nostre aspettative? Adatte a migliorare quello che hanno fatto i loro padri senza ripeterne gli errori? E’ giusto giustificare sempre i propri figli indipendentemente dal loro operato, viziandoli? Perché tanta ansia a consegnarli un mondo che non saprebbero gestire? A voi l’ardua sentenza.

Fascismo buono? Ma per favore!

Oggi è 25 aprile. Inutile dire cosa festeggiamo. Vorrei quindi ricordare alla onorevole Roberta Lombardi quello che secondo lei era il fascismo buono prima che degenerasse. Che poi quand’è che sarebbe degenerato? Il fascismo nasce al tramonto della Prima Guerra Mondiale già bello che marcio. Vediamo qualche fatto, ma giusto qualcuno, tanto per farsi un’idea.

1919-1922: centinaia di case del lavoro e sedi dei sindacati vengono devastate e date alle fiamme. Squadracce fasciste compiono violenze contro militanti del partito socialista
13 luglio 1920: a Trieste vengono compiute violenze contro le minoranze slovene. Viene dato alle fiamme l’Hotel Balkan, luogo di ritrovo delle suddette minoranze.
21 luglio 1920: la tipografia de L’Avanti viene data alle fiamme.
6-10 settembre 1920: 7 persone vengono uccise per mano o a causa degli squadristi. Altre violenze vengono perpretate ai danni delle minoranze solvene di Pola.
21 novembre 1920: dopo l’elezione del sindaco socialista Gnudi a Bologna i fascisti uccidono 10 persone a colpi di bombe a mano. Il fatto passerà alla storia come la strage di Palazzo D’Accursio.
4 marzo 1921: squadristi fascisti occupano la città di Empoli
10 giugno 1924: il deputato socialista Giacomo Matteotti, dopo aver denunciato alla camera i brogli elettorali alle precedenti elezioni, viene sequestrato e assassinato.

E potrei continuare….come se il manganello e l’olio di ricino fossero cosa buona. La prossima volta l’onorevole si studi un po’ meglio la storia d’Italia. E ricordate: 25 aprile è tutto l’anno.

Se l’impresentabile si autocandida al colle

La telenovela delle quirinarie del Movimento 5 Stelle continua. Le prime sono state annullatte a causa di non precisati attacchi di hacker al sito di Grillo (come mai, i padroni della rete non riescono a proteggersi?). Ricordiamo quali erano i requisiti iniziali: gli aventi diritto al voto del M5S avrebbero potuto votare solo non precisate personalità estranee al mondo della politica. E qui salta subito all’occhio la prima retromarcia del “ducetto” visto che i dieci candidati proposti da lui per il secondo tentativo delle quirinarie sono Emma Bonino, Gian Carlo Caselli , Dario Fo, Milena Gabanelli, Beppe Grillo, Ferdinando Imposimato , Romano Prodi, Stefano Rodotà , Gino Strada e Gustavo Zagrebelsky. Insomma compaiono diversi nomi che in passato hanno già seduto sugli scranni di Camera o Senato.

Ecco questo dovrebbe già far capire una cosa, ovvero che probabilmente il primo tentativo sia clamorosamente naufragato di fronte alla ingestibilità dei candidati dato che, a quanto si è capito, potevano esser scelti liberamente dagli elettori e quindi chiunque potevano votare personalità diverse col risultato che, primo, i nomi fossero altamente improbabili e che, secondo, ci fosse una elevata dispersione dei voti.

Ma non è questo il problema, ognuno può può cambiare idea e scendere a compromessi e io posso aver capito male il funzionamento delle quirinarie. Il fatto è un altro. Da sempre il M5S e lo stesso Grillo si sono battuti per un “parlamento pulito”. Ovvero un parlamento privo di condannati e /o indagati, una richiesta estesa anche a tutte le istituzioni. Richiesta che non ci vuole molto a trovare tra le parole dello stesso Grillo (http://www.beppegrillo.it/listeciviche/liste/veneto/licenziamoli-tutti.html). Una richiesta che ha lasciato fuori dal parlamento lo stesso Grillo che altrimenti ci avrebbe fatto una ben magra figura agli occhi dei suoi sostenitoti. Infatti il ducetto non è che abbia rinunciato a candidarsi per spirito altruista, per fare semplicemente il padre e la guida spirituale del Movimento come molti pensano. Per far sì che si formi un parlamento di cittadini autonomi nel prendere le decisioni, anche se i fatti in questo senso dimostrano apertamente il contrario. Svegliatevi, Grillo in parlamento ci sarebbe voluto entrare eccome ma sulla sua testa pendono numerose condanne del passato che sarebbero quindi in contrasto con il manifesto stesso del Movimento. Insomma si pone su un piedistallo di legalità pur avendo la sua fedina penale non proprio immacolata.

E adesso che fa? Si autocandida per il Qurinale, ossia per la Presidenza della Repubblica. Quindi fatemi capire, uno che si batte da anni per avere istituzioni pulite è stato lui stesso condannato, ma non solo! Si candida pure per il Quirinale! Andiamo bene. Ma adesso direte voi: ma che condanne saranno. Beh nel 2003 patteggiò una causa per diffamazione intestatagli da Rita Levi-Montalcini che chiamò “vecchia puttana” nel corso di uno spettacolo. Successivamente nel 2012 è stato condannato per aver diffamato per mezzo stampa il gruppo Fininvest. Voi direte ma che vuoi che sia. In effetti sono condanne che per il mestiere che fa, il comico, sono quasi inevitabili. Chiunque faccia questo mestiere prima o poi dovrà subire una causa intentatagli da qualcuno. Vabbé potremmo pure chiudere un occhio, però c’è dell’altro. C’è qualcosa che il buon Travaglio si guarda bene dal tirare fuori nei suoi editoriali o nei suoi monologhi, una condanna ben più grave di tante che sono state inflitte ai destinatari delle sue ingiurie legaliste. Strano, eppure dicono che Travaglio sia tanto bravo nello smascherare gli imbroglioni.

Nel 1985 Grillo fu infatti condannato in appello per omicidio colposo plurimo, condanna confermata in cassazione tre anni dopo. Grillo infatti, durante una gita in montagna sul suo fuoristrada appena comprato causò, nel 1984, la morte di tre persone, rimaste schiacciate all’interno del veicolo in seguito ad una manovra imprudente. Una di queste era un bambino. Ecco parte del verbale del processo:

«Quando si è accorto di essere finito su un lastrone di ghiaccio con la macchina?»; «Ho avuto la sensazione di esserci finito sopra prima ancora di vederlo»; «Allora non guardava la strada». Si può dire dimostrato, al di là di ogni possibile dubbio, che l’imputato risalendo la strada da valle, poteva percepire tempestivamente la presenza del manto di ghiaccio (…). L’esistenza del pericolo era evidente e percepibile da parecchi metri, almeno quattro o cinque, e così non è sostenibile che l’imputato non potesse evitare di finirci sopra, sicché l’imputato disponeva di tutto lo spazio necessario per arrestarsi senza difficoltà ma non lo fece, anzi decise consapevolmente di affrontare il pericolo e di compiere il tentativo di superare il manto ghiacciato. Farlo con quel veicolo costituisce una macroscopica imprudenza che non costituisce oggetto di discussione.

Credo che a questo ci sia poco da aggiungere. In poche parole il Grillo voleva mettere in mostra le sue doti da improvvisato rallysta e bullarsi col suo nuovo fuoristrada. La manovra appariva così imprudente che due delle persone a bordo decisero di scendere subito, salvandosi probabilmente la vita, mentre la famiglia con il babmbino, impossibilitata ad aspettare nel gelo dell’inverno con il piccolo, fu costretta a restare. E Grillo, pur consapevole del pericolo è andato avanti. In seguito Grillo, insieme al passeggero laterale, appena accortosi della minaccia, avrebbe abbandonato l’auto salvandosi. Cosa che non poterono fare i passeggeri posteriori. Il futuro santone della legalità non ebbe nemmeno il senso di responsabilità di dichiararsi colpevole.

Questo inoltre è il vero motivo per cui Grillo, all’alba della sua carriera politica, decise di non candidarsi al parlamento. Eppure sia lui che i suoi elettori sembrano essersene dimenticati. A quanto pare anche nel suo movimento c’è gente dalla memoria corta.

A quanto pare uno vale uno e sono tutti uguali, eppure c’è sempre chi è più uguale degli altri.

Se i palchi sono gratuiti.

Dopo un mese dalle elezioni Beppe Grillo ha finalmente reso pubblico il bilancio dello Tsunami Tour aggiornato all’11 aprile (http://www.beppegrillo.it/movimento/donazioni/). In totale le entrate ammontano a quasi 800.000 Euro (774.208,05 Euro) a fronte di nemmeno 400.000 Euro di spesa. Ma esaminiamo il tutto nel dettaglio.

Tra le voci figurano le spese per la campagna elettorale (manifesti, videomaker, spese del camper, ecc…) a cui si aggiunge quella per la spesa dell’allestimento del palco di Piazza San Giovanni, atto conclusivo dello Tsunami Tour, costato circa 50.000 Euro. Ma c’è un ma… L’11 gennaio 2013 sul suo blog Grillo ha presentato il tour (http://www.beppegrillo.it/2013/01/tsunami_tour.html) con l’elenco delle regioni e delle città che avrebbe toccato e che riporto di seguito:

14 gennaio: ore 17 Massa, Piazza Garibaldi; ore 21 Livorno, Piazza Venti Settembre
15 gennaio: ore 17 Pistoia, Piazza Duomo; ore 21 Pisa, Piazza la Pera
16 gennaio: ore 17 Perugia; ore 21 Foligno
17 gennaio: ore 17 Teramo; ore 21 Chieti
18 gennaio: ore 17 Brindisi; ore 21 Bari
19 gennaio: ore 17 Lecce; ore 21 Taranto
20 gennaio: ore 17 Matera; ore 21 Potenza
21 e 22 gennaio: Campania
23 gennaio: Lazio
24 e 25 gennaio: Toscana
26 gennaio: Emilia Romagna
27 gennaio: Marche
29 gennaio: Calabria
30, 31 gennaio e 1 febbraio: Sicilia
2 e 3 febbraio: Emilia Romagna
4 e 5 febbraio: Sardegna
6 febbraio: Veneto
7 febbraio: Friuli Venezia Giulia
8 e 9 febbraio: Veneto
10 febbraio: Trentino Alto Adige
11 febbraio: Veneto, Lombardia
12 e 13 febbraio: Lombardia
14, 15 e 16 febbraio: Piemonte
17 febbraio: Liguria
18 e 19 febbraio: Lombardia
20 febbraio: Molise
21 febbraio: Lazio
22 febbraio: ROMA

In totale sono 28 date, ognuna corredata da comizio. Di seguito riporto qualche foto delle tappe del tour:

Queste sono solo poche delle numerose immagini disponibili dello Tsunami Tour. Embè direte voi. Embè ‘sta ceppa. E questi di palchi? Le spese necessarie per allestire queste manifestazioni dove sono? Vi sfido a trovarle tra le voci rendicontate.

Se Beppe Grillo cita il Mein Kampf

Facciamo un piccolo gioco, vi propongo la seguente citazione:

“Una sola preoccupazione spinge a costruire programmi nuovi o a modificare quelli che già esistono: la preoccupazione dell’esito delle prossime elezioni. Non appena nella testa di questi giullari del parlamentarismo balena il sospetto che l’amato popolo voglia ribellarsi e sgusciare dalle stanghe del vecchio carro del partito, essi danno una mano di vernice al timone. Allora vengono gli astronomi e gli astrologhi del partito, i cosiddetti esperti e competenti, per lo più vecchi parlamentari che, ricchi di esperienze politiche, rammentano casi analoghi in cui la massa finì col perdere la pazienza, e che sentono avvicinarsi di nuovo una minaccia dello stesso genere. E costoro ricorrono alle vecchie ricette, formano una “commissione“, spiegano gli umori del buon popolo, scrutano gli articoli dei giornali e fiutano gli umori delle masse per conoscere che cosa queste vogliano e sperino, e di che cosa abbiano orrore. Ogni gruppo professionale, e perfino ogni ceto d’impiegati viene esattamente studiato, e ne sono indagati i più segreti desideri.

Le commissioni si adunano e rivedono il vecchio programma e ne foggiano le loro convinzioni come il soldato al campo cambia la camicia quando quella vecchia è piena di pidocchi. Nel nuovo programma, è dato a ciascuno il suo. Al contadino la protezione della agricoltura, all’industria quella dei suoi prodotti; il consumatore ottiene la difesa dei suoi acquisti, agli insegnanti vengono aumentati gli stipendi, ai funzionari le pensioni. Lo Stato provvederà generosamente alle vedove e agli orfani, il commercio sarà favorito, le tariffe dei trasporti saranno ribassate, e le imposte, se non verranno abolite, saranno però ridotte.

Talvolta avviene che un ceto di cittadini sia dimenticato o che non si faccia luogo ad una diffusa esigenza popolare. Allora si inserisce in gran fretta nel programma ciò che ancora vi trova posto, fin da quando si possa con buona coscienza sperare di avere colmato l’esercito dei piccoli borghesi e delle rispettive mogli, e di vederlo soddisfatto. Così, bene armati e confidando nel buon Dio e nella incrollabile stupidità degli elettori, si può iniziare la lotta per la riforma dello Stato.

Ogni mattina, il signor rappresentante del popolo si reca alla sede del Parlamento; se non vi entra, almeno si porta fino all’anticamera dove è esposto l’elenco dei presenti. Ivi, pieno di zelo per il servizio della nazione, iscrive il suo nome e, per questi continui debilitanti sforzi, riceve in compenso un ben guadagnato indennizzo.

Dopo quattro anni, o nelle settimane critiche in cui si fa sempre più vicino lo scioglimento della Camera, una spinta irresistibile invade questi signori. Come la larva non può far altro che trasformarsi in maggiolino, così questi bruchi parlamentari lasciano la grande serra comune ed, alati, svolazzano fuori, verso il caro popolo.
Di nuovo parlano agli elettori, raccontano dell’enorme lavoro compiuto e della perfida ostinazione del altri; ma la massa ignorante, talvolta invece di applaudire li copre di parole grossolane, getta loro in faccia grida di odio. Se l’ingratitudine del popolo raggiunge un certo grado, c’è un solo rimedio: bisogna rimettere a nuovo lo splendore del partito, migliorare il programma; la commissione, rinnovata, ritorna in vita e l’imbroglio ricomincia. Data la granitica stupidità della nostra umanità, non c’è da meravigliarsi dell’esito. Guidato dalla sua stampa e abbagliato dal nuovo adescante programma, l’armento proletario e quello borghese ritornano alla stalla comune ed eleggono i loro vecchi ingannatori.

Con ciò, l’uomo del popolo, il candidato dei ceti produttivi, si trasforma un’altra volta nel bruco parlamentare e di nuovo si nutre delle foglie dell’albero statale per mutarsi, dopo altri quattro anni, nella variopinta farfalla “.

Quanti tra di voi non sentono, in queste parole, qualche eco familiare? Magari proveniente da certi comizi o pagine web. Ma andiamo avanti:

Il pentolone bolle. Il fuoco è acceso. Ci sono ospiti per cena. Dovrebbero portare con sé il cibo (come sempre), salumi e cotechini, salmone e parmigiano, vini e dolce, ma sono a mani vuote. I partiti li accolgono come se fossero stati invitati, ma sono arrivati da soli senza avvisare nessuno. Qualcuno ha una carota e qualche cipolla per insaporire l’acqua. I nuovi arrivati hanno fame, una fame atavica di democrazia. I partiti li trattano da salvatori. I cittadini autoinvitati e i partiti sono, devono essere, diventeranno, una nuova, inscindibile, monolitica prova della democrazia. Lo dicono i segretari di sinistra, di centro e di destra! Deve essere vero se nessuno li smentisce. Nessun partito ha perso. Quasi tutti hanno vinto con i candidati degli altri, spesso contro i candidati degli altri, ma che importa… Scurdammoce ‘o passato. I segretari di partito e i loro lacchè, i giornalisti, si sentono come meravigliosi surfersopra l’onda del cambiamento, un’onda usata per salire ancora più in alto, per viaggiare con il vento in poppa. La tavola è infine apparecchiata, il solito desco al quale i cittadini fanno da camerieri e mangiano gli avanzi. I piatti sono però desolatamente vuoti, la fame è tanta. Qualcuno propone, forse Veltroni, idea geniale, di sacrificare il vitello grasso per il ritorno dei figli prodighi alla casa comune della partitocrazia. Di vitelli grassi non c’è neppure l’ombra, ma i vitelloni grassi non mancano. Il pentolone bolliva per loro sin dall’inizio e non lo sapevano, e i vitelloni grassi sono lì, seduti con la forchetta in mano, i vari Bersani e Letta, Fassino, Fini e Casini, Vendola e Cicchitto. Un pentolone celtico a parte è riservato a Borghezio. I cannibali della partitocrazia non faranno sconti, sono a dieta da decenni. Dei partiti non rimarranno neppure le ossa. Il vento del cambiamento spira sempre più forte e non può essere imbrigliato. Ha iniziato a soffiare in Grecia, poi in Nord Africa, ora in Spagna, domani in Italia. La democrazia diretta non tollera l’intermediazione dei partiti, non delega il proprio futuro a dei leader televisivi di cartapesta. A cialtroni che si autoeleggono rappresentanti per lucro o per visibilità. Nel nuovo mondo ognuno conta uno. I nuovi cannibali hanno fame. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.”

Notate qualche differenza nei contenuti? Beh forse la prosa può essere leggermente differente ma i contenuti sono sostanzialmente gli stessi, vero? Beh il secondo è uno degli innumerevoli scritti di Beppe Grillo. Il primo invece? Viene dritto dritto dal Mein Kampf di Adolf Hitler. Quasi un centinaio d’anni separano i due scritti ma non sembrerebbe…

Adesso il mio paragone non si basa sul semplice fatto che mi è capitato di leggere questi due brani separatamente e ho notato delle analogie e ho fatto autonomamente dei collegamenti. Sbagliato. Andiamo sul blog di Grillo, 11 febbraio 2006 (http://www.beppegrillo.it/2006/02/il_sonno_della.html) e sorpresa! E’ lui stesso che cita Hitler per “capire il nostro presente”. Quindi chi dice che Grillo cita in continuazione Hitler non è che abbia poi tutti i torti.

Già il fatto di voler capire il nostro presente tramite le parole di un dittatore sanguinario dovrebbe far ragionare. Dovrebbe far ragionare su quali siano i suoi modelli su cui si basano le sue idee, il suo gridare continuamente al complotto, il prendersela con l’establishment, il sostenere in continuazione che siano tutti uguali. Pensateci, non ci starebbe bene Grillo in una birreria di Monaco ad arringare la folla prendendosela con la Repubblica di Weimar? O con il vecchio Hindenburg? Oppure con chi secondo lui avrebbe rovinato la Germania? Proponendosi magari come l’unica ancora di salvezza. L’unico degno di fiducia. L’unico a cui dare il voto. Insomma i temi con cui conquistare il potere sono sostanzialmente gli stessi: fare leva sulla disperazione, la rabbia e l’ignoranza della povera gente utilizzando temi per lo più generici e sparando a zero su chiunque non sia d’accordo con lui, non argomentando, ma semplicemente urlando più forte e rifiutando il confronto con la scusa che l’altro fa parte di un gruppo di provocatori creato ad arte per denigrarlo. E la gente ci crede pure.

Ma soprattutto ricordiamoci che lui ha più volte detto che vuole ottenere il 100% dei consensi (chissà chi lo avrà ispirato) e subito dopo le elezioni ai pochi fortunati giornalisti che provavano a strappargli una dichiarazione ha detto che “il parlamento è inutile e superato“. Forse che voglia istituire il Gran Consiglio del M5S? In un certo senso c’è già riuscito visto che le cosidette elezioni via web posso essere effettuate solo da chi è registrato sul suo sito.

A proposito, ma che fine ha fatto il proposito di mandare in streaming tutte le riunioni del M5S?

Onikurai’s Corner: Le pagelle della MotoGP

Lorenzo imperiale; ha messo giù una costanza ed una cattiveria che non ha consentito a nessuno di impensierirlo neanche in partenza. E’ vero che il compagno e Marquez han tirato giù i migliori tempi alla fine della gara ma l’hanno fatto con i serbatoio vuoto (Rossi) o rincorrendo gli avversari (Marquez), lui invece a inizio gara con gomme fredde ed il pieno di benza in perfetta solitudine. Spaventoso, oramai ha la piena consapevolezza dei suoi mezzi e delle capacità della moto, sarà un inizio di campionato come quello passato? 10 e lode

Rossi rinato; dimostra, se mai ce ne fosse il bisogno, che con la moto buona tra le mani riesce tranquillamente a tener testa e superare colleghi ben più giovani. Commette un errore che gli sarebbe potuto costare ben più caro ad inizio gara (ringraziamo il buon Capirex per aver ottenuto l’installazione dei dispositivo di sicurezza sul freno anteriore!) ma si riprende alla stragrande mettendo giù un passo micidiale. Un sollievo per lui ed i suoi tifosi. Voto 9,5

Marquez astro nascente; c’era da aspettarselo, ho puntato sul suo podio nella prima gara e così è stato. Si è dimostrato subito veloce nei test invernali, ha dominato le Free Practice (fatta eccezione per la prima sessione), rischia il patatrac con Dani in qualifica, parte maluccio ritrovandosi 8° ma recupera, a suon di sorpassi, avversari già abituati alle grandi potenze delle MotoGP; si permette il lusso di infastidire e scavalcare Dani ed alla fine lotta con il miglior Rossi… se le premesse son queste ci sarà da divertirsi. Prossima tappa Austin in Texas, pista nuova per quasi tutti dove già ha dominato i test… chissà! Voto 9,5

Pedrosa spaesato; Ok in Qatar non è mai andato bene negli anni passati però dopo gli sfacelli dei test ci si aspettava un Dani più combattivo. Risolve i suoi problemi in qualifica (anche se credo ci abbia messo più una pezza che non una soluzione vera e propria), parte a cannone come sempre ma le sue polveri sembrano bagnate. Il passo peggiora subito e si ritrova a far da tappo al compagno ed a Crutchlow per tutta la gara. Urge recupero. Voto 7,5

Crutchlow indemoniato; che la yamaha, ufficiale o no, sia moto valida par oramai chiaro a tutti, ma per guidarla al limite ci vuole comunque un bel pelo e Cal ce l’ha. Sembra sempre un po’ sopra le righe con la sua guida esagerata e spesso sciupa buona occasioni (inutile resistere così tanto all’attacco di Rossi, avrebbe avuto maggiori chance attendendo un paio di curve ma Cal è sempre stato così anche in SBK) ma quello visto ieri sera è un Cal comunque combattivo e pericoloso per gli avversari. Voto 7,5

Bautista prendi e porta a casa; non brilla durante le prove e qualifiche, qualche problema di troppo nel setup o solita flemma. Ciò nonostante porta a casa un discreto risultato, dietro di lui solo le Ducati. Voto 6,5

Dovizioso gladiatore con armi in plastica; alla vigilia della gara l’aveva detto che non ci saremmo dovuti aspettare troppo sul passo gara, le belle qualifiche non rispecchiavano il reale valore della moto. Parte con il coltello tra i denti e si porta subito in 3ª posizione, lotta con gli avversari, risponde agli attacchi di Rossi e resiste finché può, o meglio fino a quando le gomme possono, poi il solito baratro con la perdita inesorabile di secondi… c’é da fare, c’é tanto da fare e si sapeva, nell’attesa che la nuova moto arrivi a luglio bisogna tenere i denti stretti e lottare, lottare come purtroppo non si è fatto in passato. Voto 7

Hayden, Iannone e Spies spenti; li si vede poco in gara, Spies giusto un paio di volte anche grazie alle CRT contro le quali battaglia. Per loro purtroppo stessa cosa del Dovi, lavorare e stringere i denti, meriterebbero senz’altro una moto più competitiva anche loro…sufficienza sulla fiducia. Voto 6

Bradl sciupone; la faccia o lo sconforto di Lucio Cecchinello la dicono tutta, non puoi buttare ogni volta tutto alle ortiche, devi fare risultato ed alle volte questo significa cercare di non andare oltre le righe. Tiene dietro Vale dopo l’errore, lo segue in seguito al sorpasso e sembra poter non perdere il treno ma perde l’anteriore e butta via una gara fino a quel momento decisamente buona. Peccato. Voto 5

Ai piloti CRT va il mio sincero “Bravi Tutti”, perché partecipare ad una gara mondiale con quei trabiccoli giusto per far numero e con la consapevolezza di non poter portare a casa nulla (manco una mezza inquadratura) se non la soddisfazione personalissima fa onore a loro in primis.

La bufala dei finanziamenti pubblici ai giornali

Va bene lo ammetto, è la prima volta che mi cimento in un campo che di solito non mi compete ma visto che il vantaggio di internet è che chiunque possa dare la sua opinione su qualsiasi cosa perché non sfruttarlo? Certo,  c’è sempre chi è pronto a esaltare la libertà della rete, basando su di essa il proprio potere, per poi non essere disposto ad accettare i commenti negativi che gli si rivolgono, sminuendoli come trolls, e non pensando che se lui può dire quello che gli pare sul suo blog ci sia qualcuno che possa rispondergli quello che gli sembri più opportuno. E’ il web bellezza e tu non puoi farci niente.

Ma veniamo al nocciolo della questione. Uno dei cavalli di battaglia di questo sedicente personaggio politico e del suo altrettanto sedicente quanto arraffazonato movimento è la lotta ai finanziamenti pubblici all’editoria, con i suoi sostenitori che dalle pagine di Facebook si scagliano contro testate come La Repubblica o Il Corriere della Sera giustificando le critiche che muovono nei loro confronti con il fatto che non sarebbero disposti a rinunciare ai finanziamenti che ricevono dallo stato. Quindi, manipolati dalla Spectre delle lobby politiche, sarebbero spinti a criticare codesto movimento perché sarebbe pronto a toglierli i soldi. Ebbene cari sostenitori del movimento c’è un piccolo problema: né La Repubblica, né il Corsera, né qualsiasi altra grande testata nazionale riceve alcun finanziamento dallo Stato!

La pulce nell’orecchio me l’ha messa qualche sera fa Massimo Gramellini, a cui approfitto per manifestare la mia stima, a Che Tempo che Fa. Allora, spinto dalla curiosità sono andato cercare un po’ di informazioni su internet, per prima cosa mi sono imbattuto nella legge 23 dicembre 2000, n. 388 la quale stabilisce che i finanziamenti vengano erogati a:

“imprese editrici di quotidiani e periodici, anche telematici, che, oltre che attraverso esplicita menzione riportata in testata, risultino essere organi o giornali di forze politiche che abbiano il proprio gruppo parlamentare in una delle Camere o rappresentanze nel Parlamento europeo o siano espressione di minoranze linguistiche riconosciute, avendo almeno un rappresentante in un ramo del Parlamento italiano nell’anno di riferimento dei contributi”.

E questo dovrebbe già dar da pensare. Allora ho fatto di più, sono andato sul sito del governo dove sono disponibili tutte le cifre dei finanziamenti all’editoria (qui le cifre relative al 2011: http://www.governo.it/DIE/dossier/contributi_editoria_2011/contributi_stampa_2011/stampa_2011.html) e sorpresa! I finanziamenti vengono sì erogati, ma a testate di cui raramente si è sentito parlare, dei grandi quotidiani non v’è la benché minima traccia. L’unico giornale di una certa diffusione che riceve soldi pubblici è L’Unità che guardacaso è l’unico a cui si aggrappa questo signore attempato e perennemento sull’orlo di un infarto perché altrimenti non saprebbe che dire. Ma io dico: perché te la prendi con L’Unità che vanta una diffusione tutt’ora piuttosto ampia? Perché non se la prende con Cronache di Liberal o Europa o Il Denaro (ma chi sono costoro?) o Il Foglio o con qualsiasi altro giornaletto messo su solo per prender soldi dallo Stato? Perché prendersela con il finanziamento all’editoria quando alla fine i giornali veri che li prendono sono davvero pochi (quattro-cinque in tutto)? Non è che sotto sotto lo fa perché L’Unità è il quotidiano più vicino al PD?

Quindi è inutile che quell’altro fogliaccio, ma com’è che si chiama? Il Falso Quotidiano? Ah no, il Fatto Quotidiano sbandieri ai quattro venti il fatto che non riceve soldi pubblici, perché non li ricevono neanche gli altri.

Meditate gente, meditate. E imparate ad informarvi autonomamente.